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Santa Messa ai Resinelli 2010 - Relazione

 

Giornata uggiosa  e piovosa, numerosissima partecipazione, i canti sono stati eseguiti dal caro del CAI e Parrocchiale,  pranzo e castagnata alla sede CAI.

Omelia di don Cesare Riva.
29 domenica  del tempo ordinario tempo.
Esodo, 17, 8-13; Timoteo 3,14-4,2; Luca, 18,1-8.


Oggi qualsiasi iniziativa, manifestazione, in qualsiasi campo, compreso quello religioso, per avere successo, pare non poter fare a meno di I° sponsor.
Mosè dovendo affrontare, in prima battagli cruciale, i nemici storici di Israele (Amaleciti) si preoccupa pure lui del problema sponsor. Lo risolve in una stana maniera: questione di mani, rigorosamente vuote; mani rivolte verso l'alto, in preghiera. Le mani le mette lui, Mosè in persona. E' lui, il capo, che sopporta tutto il peso della battaglia. E quando le sue braccia si appesantiscono per la stanchezza, recluta altre mani, non per combattere, ma per puntellare le sue.


La riuscita è assicurata dal coinvolgimento di Dio, non dalle possibilità umane. Va da sé che la causa deve riguardare veramente lui. Dio non può essere la copertura abusiva di obiettivi che gli sono estranei.
Dio c'entra solo quando c'entra il bene dell'uomo, la trasparenza dell'impresa,l a qualità evangelica dell'impresa. Prospettive trionfalistiche, progetti ambiziosi, scontro di interessi, sfoggio di forza determinano l'assenza di Dio, anche se il suo nome viene urlato a squarciagola.
Insomma questione di pulizia delle mani, limpidezza delle intenzioni, motivazione di fede delle scelte.


E se il giudice indifferente, corrotto, insensibile alla situazione della vedova, fossi io?
Intendo dire. Insistere, senza stancarsi, nella preghiera, significa sperimentare oltre che la certezza di essere esaudita da Dio, anche la capacità di ascoltare finalmente la voce dei poveri, il grido degli oppressi, l'invocazione di chi è solo, l'implorazione del sofferente.


Occorre pregare senza stancarsi per riuscire a vincere la sordità. Non quella di Dio, ma la nostra. Il nostro orecchio, grazie alla preghiera ostinata, tenace come quella donna, si affina fino a percepire la richiesta di aiuto del prossimo che subisce l'ingiustizia o l'esclusione o che comunque si trova nel bisogno. Se prego veramente, mi ritrovo obbligato a soddisfare le richieste di giustizia che arrivano al cuore di Dio e che lui trasmette a me.


Durante la celebrazione eucaristica è stata letta questa preghiera:

Gesù Cristo
che hai fatto una traversata così lunga
dal Padre
per venire a piantare la Tua tenda in mezzo a noi,
Tu che sei nato
nell'incertezza di un viaggio ed hai corso tutte le strade,
quella dell'esilio, quella dei pellegrinaggi
quella della predicazione:
strappami dall'egoismo e dalla comodità,
fa di me un pellegrino.

Signore Gesù,
che hai preso così spesso il sentiero della montagna,
per trovare il silenzio e ritrovare il Padre,
per insegnare ai Tuoi apostoli e proclamare le beatitudini,
per offrire il Tuo sacrificio,
inviare i Tuoi apostoli a far ritorno al Padre:
attirarmi verso il bene, la bontà, la verità, la giustizia,
la bellezza,
e fa' di me un pellegrino della montagna,
per imparare l'autenticità, la libertà, l'essenzialità:

Signore,mi creasti per amore e per amare:
fa' che io cammini verso di te
con tutti i miei fratelli di Cristo, in Cristo,
con tutti coloro che ci hanno preceduti nel cammino
verso la terra dei vivi,
con tutta la mia vita, nell'audacia e nella adorazione.
Amen!